giovedì 5 dicembre 2013

Bruno Editore intervista Angelo Emidio Lupo

4 Chiacchiere con Angelo Emidio Lupo, autore di Aikido Mentale

Angelo Emidio LupoPuò raccontare in breve ai nostri lettori di cosa si occupa?
Sono il responsabile commerciale del concessionario Ford più grande d’Italia. Cerco costantemente di migliorare i processi lavorativi e produttivi, ma soprattutto lavoro sul miglioramento dell’unica risorsa indispensabile: gli uomini. Da sempre sono appassionato di formazionemi aggiorno costantemente su argomenti quali management, marketing, vendita, leadership. Questa passione mi ha condotto a realizzare il Blog “Crescita personale e professionale” presente sulle principali piattaforme social. La terza area di interesse è il web. Ho ideato e lanciato siti come grattaevinci, aho, dealer4you.
Com’è nata l’idea di questo ebook?
Mi sono sempre chiesto “Perché alcune persone di fronte allo stesso problema, reagiscono in maniera diversa?” Alcuni si arrabbiano, sbraitano, urlano, mentre altri mantengono la calma. Chi dei due ha la migliore riposta al problema? Perché ogni giorno mettiamo in atto determinate azioni e ne scartiamo razionalmente ed emotivamente altre? La decisione che prendiamo per rispondere a un problema delinea la qualità della nostra vita. Decidere è un grande potere ma non sappiamo controllarlo, nessuno ci ha insegnato a farlo. Ci troviamo così a prendere decisioni su basi infondate, su preconcetti, su abitudini e attitudini fuorvianti. Questo grande potere lo buttiamo via per la nostra deleteria attitudine a credere in cose che non conosciamo veramente. L’ebook nasce per rispondere a queste domande, per cercare un metodo di facile e veloce applicazione sia per farci prendere le giuste decisioni, sia per imparare a difenderci dalle persone negative, quelle che nell’ebook definisco “i killer psicologici”, che ogni giorno si armano di proiettili psicologici per colpirci alla prima occasione utile.
A chi è indirizzato?
E’ indirizzato a tutti coloro che vogliono raggiungere uno stato dinamico di benessere psicologico. che vogliono prendere le decisioni senza essere condizionati se non dai propri valori e principi di vita. I politici, i media, le religioni, gli uomini di marketing, i collaboratori, gli amici, i familiari, chi in buona, chi in cattiva fede, cercano tutti indurci a decidere secondo le loro esigenze, creando in noi emozioni fuorvianti. L’Aikido Mentale, interviene proprio nel momento in cui un’emozione monta. Questo metodo ci aiuta a controllare le emozioni che possono portarci a decisioni sbagliate procurando un senso di malessere psicologico.
Come descriverebbe il suo ebook in 3 aggettivi?aikido
Trattando l’argomento delle emozioni direi che il primo aggettivo che mi viene in mente è “emozionante”. Il secondo aggettivo è “equilibrato” come le decisioni che saremo in grado di prendere applicando questo semplice metodo. Infine “positivo” perché elimina le negatività sul nascere sia quelle che nascono da noi stessi, sia quelle che ci vengono inculcate da persone esterne.
C’è stato un libro che ha segnato in particolare la sua formazione?
E’ una risposta difficile, da circa 20 anni leggo almeno 6 libri al mese, ognuno di essi mi fa crescere, mi migliora. Sono così tanti i concetti che ho letto in questi anni che a volte faccio confusione nel ricordare su quale libro li ho letti. D’istinto mi viene da rispondere che il libro più bello sarà il prossimo che leggerò.
Ci svela 3 segreti racchiusi nel suo ebook?
Il primo segreto sta nel capire che emozione e ragione non sono tra di loro antagoniste ma costituiscono un connubio perfetto per farci prendere decisioni sagge. Il secondo segreto sta nell’applicare il facile metodo dell’aikido mentale per essere pronti in situazioni di difficoltà sia emotiva che razionale. L’ultimo segreto sta nel fatto che di fronte a un problema occorre imparare a trovare più soluzioni alternative tra di loro.
Per concludere: perché comprare il suo ebook?
Rispondo con un feedback di un lettore: “Stentavo a crederci che esistesse un AIKIDO della Mente, comunque l’ebook tratta di positività e di come combattere il pensiero negativo con l’arte marziale mentale, che forse è il mezzo più potente per gestire le emozioni e difendersi dalle persone fortemente negative.. o yeah !!!!” Gli argomenti di questo corso digitale in formato ebook sono i seguenti, succulenti e prelibati, assolutamente da approfondire: emozione e ragione: il connubio perfetto, come sviluppare il metodo Aikido Mentale, come allontanare i persuasori psicologici. Lo consiglio agli Psicologi e Psichiatri”.
A cura di Angelo Emidio Lupo autore di Aikido Mentale
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I medio-manager

Grandi risultati derivano da grandi prestazioni e le prestazioni migliori si hanno quando la motivazione è alta.

La motivazione è l’insieme dei motivi che spingono una persona ad agire; questi motivi sono in stretta relazione con suoi bisogni e con la sua capacità di elaborare un piano d’azione per soddisfarli, inoltre sono guidati da processi emotivi e cognitivi.

Purtroppo conosco manager e imprenditori che non hanno consapevolezza di ciò, e gestiscono le persone non come risorse bensì come spese. 

Anziché liberare le risorse interne e ottenere grandi risultati, stabiliscono una performance, dettano i tempi, si illudono di conoscere il lavoro a menadito meglio di chi lo svolge quotidianamente e, cosa ancora più incredibile, tempificano la relazione che intercorre tra cliente-azienda. 

Un esempio: se un collaboratore capisce che un cliente ha necessità di elementi ulteriori sul prodotto o servizio acquistato ha due possibilità: può soddisfare il cliente o può soddisfare il manager. Per il cliente un minuto in più speso per parlargli del prodotto è indice di professionalità e cortesia, per il manager è perdita di tempo.

Io chiamo questi manager “medio-manager” perché ogni volta che aprono bocca parlano di tempi medi, valori medi ecc. Ottengono così dei risultati medi, cioè mediocri. Il termine mediocre deriva da latino mediòcrem il cui significato è «stare di mezzo trhttp://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=543&pp=104977&utm_source=Aff104977&utm_medium=linkAff&utm_campaign=Aff104977id543a gli estremi», tra il poco e il tanto, il piccolo e il grande.

Tratto dall'ebook "Motivazione, la chiave per il successo"

martedì 3 dicembre 2013

Visioni complesse... o complessità di visione

Esistono due tipi di complessità: la complessità al dettaglio e la complessità dinamica.

Solitamente le aziende affrontano la prima complessità, quella al dettaglio. Essa presenta molte variabili, motivo per cui in azienda si stilano piani di programmazione strategica, raffinate previsioni e analisi dettagliate.

Questi strumenti però non riescono a sortire l'effetto desiderato. Perché?
La risposta sta nel fatto che questi strumenti non sono utili per gestire la complessità dinamica.

Siamo in presenza di complessità dinamica quando gli effetti degli interventi intrapresi non sono ovvi, quando la stessa azione messa in atto ha effetti diversi a breve e lungo termine.

Per un manager il vero effetto leva è capire la complessità dinamica, non quella al dettaglio. 

domenica 1 dicembre 2013

La seconda credenza del leader: esistono risultati buoni e meno buoni, non esistono insuccessi.

A colpo d’occhio può sembrare che io sia entrato in contraddizione, infatti nella Credenza n. 1 dico che sei tu la causa dei tuoi insuccessi, mentre qui ti dico che non esistono. Sei tu che dai un significato particolare a un evento, non è l’evento in sé che ha significato. 

Se avevi in mente di raggiungere la posizione di direttore vendite, ma sei stato promosso a capo area, solo tu puoi interpretare una promozione in un insuccesso limitandoti e negando a te stesso nuove prospettive.

Chi fa carriera, invece, pensa che è un altro passo per avvicinarsi alla direzione vendite. Chi ha già fatto carriera sa bene che per raggiungere la vetta occorre ingoiare tanti rospi, far buon uso delle esperienze negative e utilizzarle per non incorrere negli stessi errori.

L’aspetto fondamentale di questa credenza non sta tanto nel saper elaborare i risultati positivi, ma soprattutto nel saper elaborare quelli negativi. Ricorda, non esistono insuccessi, ma solo difficoltà da superare.

giovedì 28 novembre 2013

Azienda: communità di persone o macchina per fare soldi?

Alla domanda "Come vedi l'azienda, come comunità di persone o macchina per fare soldi?" molti di noi rispondono con indignazione e condannano la seconda ipotesi. Ma riflettiamo un attimo sul linguaggio che utilizziamo: davvero siamo distanti dal vedere le aziende come macchine per fare soldi? 

Le aziende sono dei "proprietari", così come si possiede una macchina. I manager "guidano" le aziende, alla stregua delle macchine. In azienda "si pianificano" le azioni come in una catena di montaggio di macchine.

Siamo ancora sicuri di voler condannare la seconda ipotesi nella domanda iniziale? Forse se solo avessimo coscienza di come ci esprimiamo e utilizziamo il linguaggio, ci porremmo domande diverse e arriveremmo a risposte diverse. 

Hai mai provato a "guidare" tua moglie o marito, tuo figlio o figlia, tua madre o padre? Hai ottenuto il risultato atteso o hai ottenuto l'esatto contrario?

Occorre iniziare a pensare alle aziende non come a macchine, bensì come a sistemi viventi fatte di persone con emozioni e esigenze diverse. 

Siamo abituati a controllare, pianificare, verificare solo perché pensiamo che il caos prenda il sopravvento mentre, come nei sistemi viventi, l'ordine emerge tra il caos e che il controllo è distribuito e non predominio di pochissime persone.

mercoledì 27 novembre 2013

Salti d'astrazione, come l'Aikido Mentale aiuta a disinnescarli.

La mente viaggia a una velocità tale che saltiamo a generalizzazioni così velocemente da non verificarne i significati. 

Ci illudiamo di essere in grado di gestire grandi quantità di informazioni concrete e tra di loro relazionate. 

Di fronte a grandi quantità di dati, difficilmente riusciamo a ricordarli tutti nel dettaglio, ma riusciamo invece a astrarli, categorizzarli.

I salti d'astrazione hanno luogo quando deduciamo senza verificare la correttezza del concetto che esprimiamo. 

Compiamo salti d'astrazione quando trattiamo i presupposti come se fossero dei fatti.

Ad esempio, solitamente nelle reti commerciali, l'unica arma che viene utilizzata è l'abbattimento del prezzo. il luogo comune dominante è: il cliente compra il prezzo, non il servizio. Da questo salto d'astrazione possiamo poi costruirne altri ad esso collegato. Quindi se il solo fattore a determinare una vendita è dato dal prezzo, verranno respinti tutti i tentativi di apportare al cliente un miglior servizio e fargli vivere una esperienza più emozionante. 

E' importante quindi capire quando compiamo salti d'astrazione, che potremmo chiamare anche generalizzazioni. Ma soprattutto è importante capire come disinnescare questo processo mentale.

Ci viene in soccorso il metodo Aikido Mentale, facile da apprendere e veloce da applicare. Al seguente link potrai scaricare il primo capitolo gratuitamente.

martedì 26 novembre 2013

L'organizzazione che apprende

Le organizzazioni apprendono tramite le persone che a loro volta apprendono e si portano a un livello di conoscenza superiore. 

Al contrario l'apprendimento dei singoli individui non garantisce che vi sia un apprendimento dell'intera organizzazione. 

Questo ci fa capire che un'organizzazione dovrebbe sviluppare i talenti personali dei singoli individui che ne fanno parte. Le organizzazioni sono fatte da persone che esprimono opinioni, dubbi, pensieri, desideri, ecc.

Non può esserci uno sviluppo se i dipendenti di un'azienda non sono motivati e non sono attratti dagli obiettivi di crescita e miglioramento.

I manager e i leader illuminati devono prendere i concetti studiati all'università come "pianificazione", "gestione" e "controllo" e metterli da parte per fare spazio ad azioni che mettono le persone in condizioni di dare il loro miglior contributo alla causa. I nuovi dirigenti fanno propria la responsabilità delle vite di tanti dipendenti.

lunedì 25 novembre 2013

Esperienza come evoluzione dell'offerta economica

Le migliori aziende che competono nel mercato globale si evolvono continuamente alla ricerca di nuove offerte economiche da rivolgere ai clienti.

In passato abbiamo assistito a offerte economiche denominate commodities, derivanti da una economia tipicamente agraria, per passare a offerte di beni prodotti in serie dalle industrie. 

Siamo infine passati a offerte economiche di servizi e beni intangibili. Dal servizio al cliente oggi si è passati a generare emozioni nei clienti, a instaurare un'ancora emotiva capace di suscitare il ricordo nel tempo.

L'esperienza racchiude le altre offerte economiche. Si passa da un mercato indifferenziato ad uno altamente differenziato e simultaneamente assistiamo ad un progressivo aumento del prezzo imposto.

Il cliente diventa parte fondamentale e attiva dell'intero processo che va dall'anticipazione, passa per l'acquisto, il consumo, per terminare col ricordo. 




mercoledì 20 novembre 2013

Credenza n. 1: sei tu la causa sia dei tuoi successi che dei tuoi insuccessi.

La prima credenza del leader

Questo è il primo di 8 post dove svelo le 8 credenze che i grandi capi del passato hanno sviluppato.


Credenza n. 1: sei tu la causa sia dei tuoi successi che dei tuoi insuccessi.

"Ho letto tante biografie e autobiografie, sia di grandi imprenditori e manager di oggi che grandi personaggi del passato. Tutti sapevano assumersi la propria responsabilità. Tutti sapevano che ciò che accadeva era merito o demerito loro. Se vincevano era merito loro, se perdevano era demerito loro. 

Non erano vittime delle circostanze, anzi pensavano di poterle in qualche modo controllare.

Anche se questo paragone è abbastanza lontano dalla realtà o dall’obiettivo che ci poniamo in questo ebook (infatti noi non dobbiamo ampliare i confini di Roma ma fare carriera) questa credenza alimenta anche tutti coloro che dal nulla hanno creato la loro carriera lavorativa."




giovedì 14 novembre 2013

I costi del bullismo in azienda...

Bullismo in azienda
Quando una persona si appropria di un oggetto aziendale come un pc, un telefono, ecc e viene scoperto probabilmente viene o redarguito o licenziato.

Cosa succede invece in casi di bullismo? La dirigenza interviene in modo deciso e redarguisce il bullo?
Sicuramente ciò avviene di meno che in caso di furto, ma a pensarci bene il bullismo non porta a problematiche maggiori rispetto a un piccolo furto? 

Il bullo spaventa i migliori dipendenti, che siccome sono i migliori sono anche quelli che con molta probabilità vanno via prima dall'azienda. In azienda creano anche disagio sia fisico che emotivo, creano frizioni sia alle persone che al lavoro da svolgere.

I bulli andrebbero presi e cacciati dalle aziende per rimettere in circolo una circolazione emotiva positiva. 

Andrebbero trattati alla stregua di chi ruba oggetti, anche se ruba tempo e emotività alle persone che gli stanno accanto.


venerdì 1 novembre 2013

Come risolvere un dilemma

Non sempre prendere una decisione sul nostro futuro, sul lavoro, in amore, è una cosa facile. 

Quante volte ce ne restiamo li fermi, indecisi, anzi incapaci a prendere una decisione?

Più pensiamo al dilemma, più restiamo privi di soluzioni: sia le motivazioni che ci spingono a cambiare che quelle che ci spingono allo status quo sembrano uguagliarsi.

E allora cosa fare?

Disegniamo su carta due punti: a sinistra scriviamo "Cosa mi trattiene?" e a destra "Cosa mi attrae?". Nel mezzo disegniamo noi stessi all'interno di un ingranaggio che ci porta da una parte o dall'altra. 

A questo punto chiediamoci: "Cosa mi trattiene e cosa mi attira". E' un esercizio che puoi svolgere anche con un tuo amico. Fai focalizzare la sua attenzione sul disegno e poi ponigli la stessa domanda.

Tutto ciò può sembrare strano e banale ma le domande sono poste in senso positivo e in modo tale che qualsiasi sia l'alternativa che scegliamo mettiamo in luce i fattori motivanti della nostra scelta. Provare per credere...

martedì 29 ottobre 2013

I luoghi comuni vestono la mediocrità...

I luoghi comuni non comunicano nulla, solitamente vengono utilizzati per creare simpatia nell'interlocutore o per sfuggire da concetti precisi e dettagliati.

Alcune persone li utilizzano per comodità, perché come diceva Henry Ford "pensare è una delle cose più difficili", altre invece lo li utilizzano per distogliere l'interlocutore dal contenuto della comunicazione.

Ragionare per luoghi comuni ci porta alla mediocrità, infatti se andiamo in profondità e analizziamo un problema, ci accorgiamo che la specificità di un fatto non lascia posto per luoghi comuni.

Tendenzialmente siamo pigri e per questo motivo siamo portati ad utilizzare frasi e detti comunemente condivisi. Essere specifici significa pensare, riflettere, ponderare, valutare, pesare... essere specifici significa far lavorare il cervello, andare oltre il comune sentire.

Per uscire da questa spirale dobbiamo fare forza su noi stessi, dobbiamo acquisire e sviluppare la capacità di riflessione interna. Se vuoi approfondire fai click su Aikido Mentale

Aikido Mentale è un metodo che ho ideato per difendersi dalle persone negative e per gestire le proprie emozioni, questo metodo è utile anche per superare i luoghi comuni


venerdì 25 ottobre 2013

Anche gli ottimisti prima o poi moriranno.

Essere ottimisti e guardare alla realtà aiuta nella vita, essere ottimisti e basta a prescindere dalla condizione che viviamo porta a facili illusioni e atroci disillusioni.

Se mi trovo a Milano e ho una mappa di Roma, a poco serve essere ottimisti e pensare che prima o poi riuscirò a individuare la via sulla mappa. Occorre guardare in faccia la realtà, andare oltre ciò che pensiamo debba accadere perché è così che vorremmo.

Pensare in maniera ottimista che qualcosa succederà ci permette di superate brutti momenti ma allo stesso tempo ci illude. Quando arriva il momento che immaginavamo e non accade nulla, l'illusione cede il posto alla frustrazione. Se pensiamo che a Natale accadrà qualcosa e poi ciò non avverrà, allora spostiamo il tiro e siccome siamo ottimisti pensiamo che possa avvenire a Pasqua. E cosa succede allora se non accade nulla nemmeno a Pasqua?

Non è facile guardare in faccia la realtà per il semplice fatto che nessuno può realmente conoscere la realtà e non può nemmeno programmarsi per far si che le cose accadano. Non è facile ma non è nemmeno impossibile, non bisogna cadere nella trappola dell'ottimista disilluso.

Un esempio pratico è dato dal considerare questo periodo come un momento di crisi economica e quindi aspettiamo un non so che per rivivere momenti felici di crescita economica. Guardare in faccia la realtà significa riprogrammarsi, rivedere i propri obiettivi, trovare strade diverse e soprattutto capire che il mondo è cambiato. Se prima capiamo questo, prima riusciremo a correggere il tiro e riformulare nuove attività. 

Gli imprenditori e le persone che hanno capito questo sono riusciti a trovare soluzioni adeguate per fare utili anche in periodo di crisi. Le altre persone che invece sono rimaste "ottimiste" e basta, che pensano che le banche erogheranno i prestiti, che i governi abbasseranno le tasse, oggi si trovano in seria difficoltà.

mercoledì 16 ottobre 2013

Hai paura di fallire o di riuscire?

Vi sono due tipi di paure: quella di fallire e quelle di riuscire.
Entrambe sono inutili!

Il primo tipo di paura è come viaggiare in auto e coprirsi gli occhi con le mani anziché guardare avanti e manovrare il volante.

Faresti mai una cosa del genere? Penso proprio di no! E allora, perché dovresti farlo nella vita?

Veniamo al secondo tipo di paura, quella più infima, quella che sovviene quando stiamo per agire. 

La risposta la lascio a Nelson Mandela.
«La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura. È la nostra Luce, non le nostre Tenebre, ciò che più ci spaventa. Ci domandiamo: chi sono io per essere brillante, splendido, ricco di talento, favoloso? In realtà, chi NON devi essere? Sei un figlio di Dio. Farti piccolo non serve al Mondo. Non vi è nulla di illuminante nel restringersi cosicché gli altri attorno a te non si sentano insicuri. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non è soltanto in alcuni di noi; è in tutti. Facendo brillare la nostra Luce, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso. Mentre noi ci liberiamo della nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri».

domenica 13 ottobre 2013

Non potrai mai sapere tutto...

Uno dei grandi errori che commettono persone anche in gamba è che pensano di poter far tutto da soli. 

Sono persone in gamba ma non otterranno mai risultati eccellenti. Di fronte ad un problema troveranno la soluzione personale ma non costruiranno un team di persone che lo faccia per loro.

Al contrario i grandi leader, i grandi uomini che hanno cambiato le nostre vite, costruiscono intorno a loro un team di persone che sanno rispondere ad ogni dubbio e trovano la soluzione ai problemi che inevitabilmente si affacciano lungo il percorso dell'evoluzione.

Henry Ford era considerato un grande industriale ma allo stesso tempo un ignorante. I giornalisti non riuscivano a spiegarsi come un uomo così ignorante potesse ottenere grandi risultati. Allora Henry Ford li convocò nel suo ufficio e disse loro che avrebbe risposto a ogni domanda.

I giornalisti si precipitarono all'appuntamento e iniziarono a porre domande tecniche a Ford. Quando non sapeva rispondere direttamente alzava la cornetta del telefono e chiamava un tecnico, poi riattaccava il telefono e rispondeva al giornalista.

La cosa andò avanti per un po di tempo finché un giornalista espresse disappunto sul fatto che Ford non conoscesse direttamente le risposte ma si faceva aiutare dagli esperti.

Ford rispose semplicemente con un'altra domanda: "perché avrebbe dovuto conoscere tecnicismi quando pagava persone per farlo"? e concluse dicendo "il segreto non sta nel conoscere le cose, bensì le persone".


venerdì 4 ottobre 2013

Le motivazioni che inducono all'acquisto

Gli acquirenti hanno tutti dei buoni motivi per comperare un prodotto o servizio e se noi non sappiamo quali sono significa che stiamo vendendo alla cieca o che lasciamo soltanto che i clienti comprino.

In realtà i clienti hanno già insite le motivazioni per comprare e quello che noi dobbiamo fare è capire quali sono e soddisfarle.

 
I fattori che influenzano l'acquisto sono tre:
  1. Fattori interni: valori e credenze, aspettative, coinvolgimento, motivazione, personalità, stile di vita, attitudine, elementi appresi, fisiologiche;
  2. Fattori esterni: Influenze familiari, classe sociale, gruppi di influenza, segmentazione, demografici, cultura;
  3. Fattori decisionali: preferenze, consumismo, assistenza, valutazione, marketing, marca, ricerca informazioni.

L'obiettivo principale di un cliente quando acquista è quello di soddisfare il suo benessere globale e da qui occorre partire per un'ottima strategia di vendita o negoziazione.



mercoledì 2 ottobre 2013

Visione

La visione è immaginarsi un futuro possibile, è vedere con i propri occhi quello che vorremmo accadesse.

La visione rappresenta i sogni, le speranze, gli obiettivi prefissati, i progetti applicati. Tutto ciò ha a che fare con una realtà non ancora accaduta ma che presto sarà trasposta dalla mente alla materia.

La visione permette di creare una cosa prima nella nostra mente e poi ci permette di realizzarla.

Grazie a questo potere siamo capaci di reinventare la nostra vita, di dare nuovo slancio e linfa vitale alle nostre azioni, purtroppo spesso viviamo una vita al di sotto del nostro potenziale, limitandoci a vivere le visioni di altri.

La più grande visione che possiamo sviluppare è quella di sviluppare la consapevolezza del proprio destino, dell'essenza della vita e del ruolo che in essa svolgiamo.


lunedì 30 settembre 2013

Gestire il cambiamento

Sono tanti coloro che annunciano grandi cambiamenti in azienda ma poi non riescono a gestirlo, sembra questo un comune ostacolo al cambiamento vero e proprio. 

I leaders fanno a gara per annunciare cambiamenti sostanziali ma poi non riescono a invogliare gli altri, non li rendono partecipi e finiscono per fallire miseramente.

I dipendenti sanno che questi annunci hanno vita breve e che nella maggior parte dei casi non seguirà un percorso guidato, bensì il tutto sarà lasciato al caso e verrà surclassato dalla quotidianità.

Essi non sentono loro il cambiamento, anzi lo percepiscono come un nemico perché intravedono in esso un'imposizione dell'azienda.

Questo accade soprattutto quando il cambiamento viene imposto dall'alto ma anche quando si struttura dal basso, specialmente quando i vari reparti entrano in conflitto.

venerdì 13 settembre 2013

I problemi vanno affrontati

Capita spesso che commettiamo degli errori. Alcuni reagiscono malamente e non perseguono più un obiettivo, altri invece si ostinano e vanno avanti.

L'errore fa parte della vita e non possiamo eliminarlo, occorre invece imparare a conviverci. Più ci prepariamo ad affrontarli meglio riusciremo a uscirne e risolvere la situazione.

Quando ci capita un problema anziché infuriarci e farci prendere dall'onda emotiva riflettiamo con calma, diciamoci pure che "avremmo dovuto prevederlo". L'atteggiamento giusto è quello della flessibilità: la migliore risposta è adattarsi alla situazione senza tanti problemi. 

Fatto ciò dobbiamo anche imparare da tutto ciò e capire come avremmo potuto evitarlo per innescare un processo di miglioramento che ci permetterà di commettere sempre meno errori in futuro. 

mercoledì 11 settembre 2013

Spendere nelle persone: il miglior investimento aziendale.

E' incredibile quanto vero: le aziende spendono il 70% del denaro per pagare gli stipendi ma non spendono nulla per la loro formazione!

Sono in tanti gli imprenditori che spendono più tempo e denaro per la manutenzine degli edifici e delle macchine che degli uomini che fanno parte dell'azienda.

Sono in tanti i lavoratori che alla domanda "stai lavorando bene?" neanche sanno rispondere. Nessuno si cura di loro, nessuno si prende la briga di comunicare cosa si aspettano da loro. Alcuni alla domanda rispondono che pensano di lavorare bene ma non perché il capo lo ha chiamato e gli ha fatto i complimenti, bensì perché non ha subito urla e sbraiti. Sembra quasi che lavorare bene significhi non subire nessuna punizione.

Tutti i responsabili sanno cosa vogliono dai dipendenti ma non lo comunicano, attendono a fine anno per tirare le somme e eventualmente farne fuori qualcuno così sembrano bravi agli occhi dei titolari o dei capi e fanno vedere di avere la situazione sotto controllo.

Per motivare un dipendente occorre invece dirgli esattamente cosa ci si aspetta da lui e valutare durante l'anno la sua performance in maniera aperta, mettendo il dipendente in condizione di poter fare una corretta autovalutazione.


lunedì 9 settembre 2013

L'interpretazione della realtà: il concetto di spazio-tempo

L'idea di spazio e quella di tempo occupano un posto rilevante nella nostra mappa della realtà. Per la gestione della nostra vita quotidiana hanno un'importanza tale da permetterci di organizzarci e gestire i movimenti. Abbiamo ereditato dalla fisica classica concetti come spazio tridimensionale contenente oggetti e a farla da padrone era la geometria euclidea che faceva muovere questi oggetti in base a tre parametri: altezza, larghezza e profondità.

Anche il tempo ci è stato detto che è indipendente e come lo spazio è assoluto. Per secoli queste erano verità inviolabili, ritenute da filosofi e scienziati come insindacabili. Il massimo esponente della scienza classica fu Newton.

A modificare radicalmente questi concetti fu la teoria della relatività di Einstein. Egli ci dimostrò che la nostra illusione di poter ordinare in sequenza temporale degli eventi dipende dal fatto che tutto ciò avviene perché la velocità della luce è talmente grande rispetto alle velocità che l'uomo può percorrere nella vita ordinaria da farci pensare che un evento accade quando lo osserviamo. Questo cambia quando ci si muove ad alte velocità perché il breve intervallo di tempo che occorre alla luce per raggiungere l'osservatore diventa rilevante per stabilire cose è accaduto prima e dopo. Questo significa che a velocità diverse ordineremo diversamente gli eventi. 

Il fatto che il tempo è relativo si porta dietro una grande conseguenza: anche lo spazio è relativo. Ora lo spazio dipende dal punto di vista dell'osservatore e dalla velocità che percorre. Lo spazio e il tempo passano da concetti assoluti a elementi del linguaggio dell'osservatore per descrivere un evento. 

Questo ci fa capire che i concetti che usiamo per descrivere la natura sono limitati, non sono realtà assolute, indiscutibile, non fanno parte della realtà, ma sono creazioni della nostra mente: sono la mappa non il territorio. Noi invece tendiamo a credere e a innamorarci dei nostri concetti, delle nostre posizioni assunte e dedotte, senza minimamente immaginare che non hanno nulla a che fare con la realtà, bensì con una nostra  interpretazione di essa.

Quando siamo capaci di espandere il campo delle nostre esperienze riusciamo a capire che la nostra mente razionale ha dei limiti e che alcuni concetti che pensavamo fossero assoluti diventano modificabili.

mercoledì 4 settembre 2013

Non serve a molto lucidare la spazzatura.

Vi sono due regole importanti nell'utilizzo dei social media in tutto il mondo:
  1. i social media servono per dare visibilità ai contenuti di spessore.
  2. non si possono far progetti a lungo termine con contenuti spazzatura perché i social media li eliminano
Partendo da queste due regole base, è meglio investire il proprio tempo nel generare contenuti interessanti per la rete ed è del tutto inutile dare una lucidata ai cosiddetti contenuti spazzatura perché a lungo andare è una strategia perdente.

Chi vuole ampliare il proprio pubblico è bene che impari subito le regole del Content marketing.

Il content marketing è una strategia che individua nella creazione di contenuti rilevanti e di qualità l'elemento essenziale per attratte nuovi visitatori, catturarne l'attenzione e farli diventare clienti.





martedì 3 settembre 2013

Il futuro delle organizzazioni

Il mondo diventa sempre più complesso, interconnesso e le aziende per stare al passo con i tempi devono diventare complesse e dinamiche. 

Qualche anno fa bastavano poche persone capaci di apprendere e poi trasferire tale sapere a cascata su tutti i reparti.

Oggi questo tipo di organizzazione è entrato in crisi e non riesce a dare le risposte che il mercato attende.

Le organizzazioni che in futuro saranno eccellenti, dovranno invogliare tutti all'apprendimento collettivo, dove ognuno svolge il suo ruolo e partecipa fisicamente e mentalmente al raggiungimento dello scopo organizzativo.




lunedì 2 settembre 2013

Vedere il tutto per non perdersi i particolari...

Sin da piccoli la scuola ci ha abituato a scomporre i problemi, prendiamo un insieme e ne facciamo piccole parti. Siamo abituati quindi a scomporre problemi complessi e questo ci da la sensazione di poterli controllare e gestire. 

Questa semplificazione però porta a conseguenze nefaste: non riusciamo più a vedere l'insieme, non riusciamo più a capire quali sono le conseguenze delle nostre azioni.

Siamo così persi nel guardare il particolare che ci sfugge il tutto.

Succede che quando cerchiamo di vedere l'insieme non facciamo altro che cercare e unire i frammenti di esso per poterne dare una valutazione finale. E' così complesso che presto ci arrendiamo e non cerchiamo più di vedere il tutto ma ci adattiamo a guardarne dei frammenti. 

mercoledì 28 agosto 2013

Se mai inizi, mai fallirai!

Se non inizi, mai fallirai! Sembra quasi una frase sciocca, ma nasconde una grande verità: solo chi fa qualcosa sbaglia

Molte persone procastinano una decisione o un'azione perché hanno paura di fallire, di sbagliare, di essere giudicati.

A pensarci bene se mai iniziamo a fare una cosa sicuramente avremo un esito negativo, quindi la nostra paura a sbagliare sarà fondata. 

Il vero problema non sta tanto nel commettere errori, bensì dall'imparare da essi e rialzarci ad ogni caduta.

Da piccoli sapevamo bene come funzionava, provavamo a fare una cosa ma sbagliavamo e nello sbagliare aumentavamo le nostre competenze; vi è un'unica differenza da quando eravamo bambini a oggi: da bimbi non avevamo paura di sbagliare!.

martedì 27 agosto 2013

Dialettica: l'arte di ottenere ragione...

In quanti ci siamo imbattuti in un confronto dialettico? In quanti  ci siamo presi la ragione pur sapendo che avevamo torto?

In un confronto dialettico dovremmo cercare la verità, invece ci chiudiamo a riccio e portiamo avanti le nostre tesi. 

In realtà la "verità oggettiva" (qualora esistesse) e la percezione di essa sono due cose ben distinte e separate: per queto motivo capita che si può aver ragione ma gli ascoltatori percepiscono che abbiamo torto perché il nostro avversario ha saputo utilizzare bene la tecnica della dialettica. La dialettica fa perno proprio sulla percezione della realtà e ne altera i contenuti.

Accade quando il nostro interlocutore confuta una prova che sorregge la nostra affermazione e così in automatico sminuisce la nostra affermazione sia ai nostri occhi che a quelli degli altri.

Un bellissimo esempio lo trovi in questo spezzone del film Thank you for smoking - Il miglior gelato.


venerdì 16 agosto 2013

Perché adeguarsi ai collaboratori è importante...

Leadership situazionale
Sento spesso dire che le persone vanno tutte trattate allo stesso modo. Sembra quasi che interiormente sentiamo il bisogno di trattare tutti in maniera indistinta. Il fatto è che le persone però sono diverse e quindi occorre trattarle diversamente.

Molti fanno appello alla coerenza per giustificare questo approccio, secondo me però noi tendiamo a trattare tutti allo stesso modo perché è più semplice e perché quel tipo di approccio per noi funzionerebbe. La domanda che dobbiamo porci è: "per il mio collaboratore funzionerebbe questo tipo di approccio"? Se la risposta è negativa dovremmo almeno cercare un altro tipo di approccio.

Si può essere coerenti in tanti modi e trattare in maniera diversa persone diverse non è per nulla incoerente, anzi è intelligente. E' coerente utilizzare lo stesso stile di leadership quando si presentano le medesime situazione e variarlo quando se ne presentano di nuove e diverse. 

Ogni persona può rendere al massimo, il leader deve capire da che punto partono e andare loro incontro proprio in quel punto.

martedì 30 luglio 2013

Gli insegnamenti di Henry Ford: accettare le sfide

INSEGNAMENTO: accetta le sfide.

Henry Ford sapeva benissimo che avrebbe dovuto fare qualcosa di sensazionale per uscire alla ribalta e far parlare di sé. Sapeva che sarebbe riuscito nell'intento di produrre auto di buona qualità per il pubblico ad un prezzo basso. Individua l'opportunità di farsi notare sfruttando la moda delle corse sportive.

Pur non avendo nessun interesse per le competizioni, anzi pensa che sia un problema il fatto che molti costruttori pensano solo a costruire auto veloci anziché pensare a costruire auto per la gente comune, mette a punto un motore a due cilindri veloce e lo monta su uno “chassis”. Poi accetta la sfida del campione d'America Alessandro Winton di Cleveland e riesce anche a batterlo.
Henry in merito a ciò dice: “Fu quella la mia prima gara ed essa mi diede la notorietà sotto quell'unica forma alla quale  il pubblico si mostrava accessibile”.

Non ne aveva bisogno, ma la vittoria sul campione d'America per le corse, infuse maggiore convinzione a Ford sulla qualità del prodotto.
Il prodotto c'era, ora occorreva impegnarsi sui metodi produttivi: "I compratori imparano a comperare. La maggior parte terra’ conto della qualità e cercherà di avere per ogni dollaro quanto piu’ e’ possibile di qualità buona…. se voi vi disponete a produrre col criterio della qualità piu’ alta e a vendere col criterio del prezzo più basso, incontrerete una richiesta cosi’ grande da poterla anche chiamare universale”.

Ford inizia a pensare alla standardizzazione ma guardandola dal punto di vista del consumatore e non del produttore: "La standardizzazione puo’ essere veduta come un cattivo affare tranne che essa non comporti il programma di ridurre costantemente i prezzi ai quali e’ venduto l’articolo… il pubblico dovrebbe al contrario sempre meravigliarsi che gli si possa dar tanto per il denaro speso”.
Standardizzazione” (per usare il vocabolo come lo intendo io) non significa affatto la scelta dell’articolo  di piu’ facile vendita e la semplice concentrazione in esso. E’ invece un ricercare notte e giorno e probabilmente per anni, dapprima intorno a quello che meglio convenga al pubblico e poi intorno al modo di fabbricarlo.. quindi se noi abbiamo ricondotto l’industria dalla base del guadagno alla base del servizio noi ci siamo con cio’ assicurato un vero affare, i cui redditi non lasceranno nulla a desiderare”.

Nel 1903 nasce fonda la “Ford motor company” in cui espleta le funzioni di vice presidente, disegnatore, ingegnere in capo, soprintendente e direttore generale con capitale $100.000, di cui interamente versato solo $28.000.
All'inizio possiede solo il 25,5% delle quote, nel 1906 acquisisce il 51% con soldi guadagnati nella società) e subito dopo al 58%. Nel 1919 il figlio Edsel comprerà il rimanente 41,5%.
 

martedì 23 luglio 2013

Insegnamenti di Henry Ford: gli uomini hanno bisogno di essere liberi per lavorare.

Henry Ford nel 1899, dopo essersi licenziato dalla "“Detroit automobile company", affitta un magazzino magazzino di mattoni al n. 81 di Park Place di Detroit per continuare i suoi esperimenti e per “scoprire che cosa fossero veramente gli affari”.

Capisce che vi è un gap tra le aziende che vogliono "fare soldi" e le aziende che "vogliono costruire qualcosa nell'interesse del pubblico"
Egli scrive: “L’aspetto più sorprendente degli affari quali erano condotti era la grande importanza data alla finanza e la poca importanza data al servizio. Questo mi sembrava il rovescio del processo naturale per cui il denaro deve venire come risultato del lavoro e non precedere il lavoro”.
Il secondo aspetto che mi colpì negli affari fu la generale indifferenza ai migliori metodi di lavorazione fino a tanto che un prodotto qualsiasi si vendeva e apportava denaro…
Il mio pensiero, allora come oggi, era quello che se un uomo eseguisse a dovere il suo lavoro, il prezzo che egli ne avrebbe ricavato, il guadagno e tutte le altre questioni finanziarie si sarebbero messe a posto da sè e che un’azienda aveva da incominciare in piccole proporzioni e da svilupparsi gradatamente merce’ i propri redditi, se non ci fossero redditi, questo doveva costituire un avvertimento al proprietario
”. 

Forte di questi suoi convincimenti dice:
Decisi inoltre che, se non vi fosse mezzo d’avviarmi a quella specie d’attività’ che io pensavo potersi gestire nell’interesse del pubblico, io semplicemente avrei rinunciato a qualunque avviamento, giacché la mia breve esperienza personale, insieme con quello che vedevo succedere intorno a me, mi dava prove sufficienti che gli affari intesi come un semplice gioco per guadagnare denaro non meritavano che ci si spendesse molto pensiero e non erano senz’altro il posto per un uomo che aveva l’intimo bisogno di compiere qualche cosa.   Non mi parve  quella la giusta via per far denaro. E ancora aspetto che mi si dimostri essere quella la giusta via. Il solo fondamento di una industria reale, io insisto, e’ che essa renda servizio”. 

INSEGNAMENTO:
C’e’ un sottile pericolo in un uomo il quale pensi di essersi “messo a posto” per tutta la vita. Cio’ significa che al prossimo  giro della ruota del progresso egli sara’ buttato fuori”. 
Henry ford è un uomo che guarda avanti, a cui non piace lo status quo e traccia la sua personale linea innovativa:
Gli uomini d’affari vanno in rovina insieme con le loro imprese perché amano le vecchie vie al punto da non sapersi risolvere a cambiarle. Li si trova da ogni parte codesti uomini che non sanno che ieri e’ passato, e che si son destati anche questa mattina con le loro idee dell’anno scorso, potrebbe quasi iscriversi come una formula che quando un uomo incomincia a pensare d’aver trovato il suo metodo, egli farebbe meglio a incominciare un piu’ investigativo esame di se’ per scoprire se qualche parte del suo cervello non sia andata a dormire. C’e’ un sottile pericolo in un uomo il quale pensi di essersi “messo a posto” per tutta la vita. Cio’ significa che al prossimo  giro della ruota del progresso egli sara’ buttato fuori”.

INSEGNAMENTO: Gli uomini hanno bisogno di essere liberi per lavorare. 
L’influenza del denaro – la pressione per ricavar profitto da un’investizione di capitale  - e la trascuranza e l’indebolimento del lavoro che ne conseguono e si riflettono quindi sui servizi, mi si rivelarono in molte guise, essere alla radice della maggior parte degli inconvenienti. Erano la causa dei bassi salari: giacche’ se il lavoro non e’ ben diretto, non si possono pagare alte mercedi. E se tutta l’attenzione non e’ concentrata sul lavoro, esso non puo’ essere ben diretto. La maggior parte degli uomini hanno bisogno di essere liberi per lavorare: col sistema vigente essi non potevano essere liberi. Durante il mio primo esperimento io non ero libero; non potevo dare pieno svolgimento alle mie idee. Ogni cosa doveva essere concepita per far denaro; l’ultima considerazione era il lavoro. E il lato piu’ curioso di tutto cio’ era l’insistenza nel predicare che era il denaro e non il lavoro quello che contava. Nessuno era colpito dall’assurdità’ che il denaro avesse la precedenza sul lavoro, sebbene ognuno dovesse ammettere che dal lavoro doveva venire il guadagno, pareva si desiderasse trovare una scorciatoia per il denaro e passare per quella che si presentava piu’ ovvia: cioe’ attraverso il lavoro.


In quel piccolo magazzino Henry Ford fa una lunga e profonda riflessione sull'attuale sistema lavorativo e rafforza la sua persoanle visione. Qui prendono vita i valori imprenditoriali, la mission della futura Ford Motor Company, qui nase la sua personalissima nuova business idea. La sua strategia è chiara e vuole:
  1. produrre un’automobile buona a basso prezzo, abbinata a un servizio continuo per il cliente;
  2. trovare metodi di produzione e distribuzione radicalmente diversi e innovativi risperro a quelli dominanti.
Questo è il passo decisivo, Henry Ford da bruco meccanico si trasforma in farfalla imprenditore.

giovedì 18 luglio 2013

Le conseguenze dei nostri errori...

Nel post "Sei proattvo o reattivo" abbiamo affrontato i due concetti di Sfera d'influenza e Sfera di coinvolgimento

Però, prima di focalizzarci sulla nostra sfera d'influenza occorre tenere ben a mente due concetti: le conseguenze e gli errori.

Noi come uomini siamo liberi di agire, di operare le nostre scelte, ma non ne controlliamo le conseguenze. Possiamo solo prevederle ma non riusciamo a controllarle. Ad esempio se decidiamo di condurre una vita all'insegna del sotterfugio, agiamo in maniera disonesta con i nostri clienti, le conseguenze saranno diverse se veniamo scoperti o meno.

Le scelte che operiamo e che ci portano a conseguenze negative per noi le chiamiamo errori. Sono quelle scelte che se potessimo rifare le cambieremmo. Gli errori del passato sono situate nella nostra sfera di coinvolgimento e quindi non possiamo farci nulla, non possiamo cambiarli nè controllarli, però possiamo imparare da essi per correggerci ed evitare in futuro nuovi errori dello stesso tipo. 

Riconoscere i propri errori fa parte di un carattere proattivo, mentre non riconoscere i propri errori porta la persona all'autoinganno, alla giustificazione, alla reattività. E' questo un errore di grado molto alto che spesso ci porta a fare ricorso a quelle che vengono definite le "menzogne razionali".

Quindi la qualità della nostra vita non dipende dagli errori che commettiamo, bensì dalla risposta che diamo ad essi: siamo liberi di scegliere le nostre azioni ma non ne conosciamo le conseguenze ma dagli errori possiamo apprendere.

mercoledì 17 luglio 2013

La prima competenza del collaboratore autonomo: rivalutare le credenze limitanti

La nostra tendenza è quella di credere in cose che non conosciamo affatto. Nel post "Lotta contro le opinioni dominanti" potrai leggerne un esempio pratico ricavato dalla biografia di Henry Ford.

Un altro esempio l'ho riportato nel post "Superare i propri limiti
Sei uno di quelli che sta pensando: "Ma io conosco bene le cose in cui credo"? Allora ti invito a leggere subito il post "Le certezze che creano nemici

Nell'azienda in cui lavori, hai mai sentito dire a qualcuno questa frase? "Perché mai dovrei assumermi questa responsabilità"? "Qui nessuno ti gratifica, ogni cosa è dovuta", "Non riuscirò mai a portare a termine quel lavoro". ecc.

Sono queste tutte affermazioni limitanti che inibiscono il nostro operato e non danno adito a sfruttare il nostro vero potenziale. Queste credenze limitanti sono come una palla al piede che portiamo nel corso della nostra vita. Man mano che passano gli anni iniziamo a farci l'abitudine, iniziamo a pensare che forse non possiamo correre perché è così, punto e basta. Questa palla al piede ci permette di camminare ma non possiamo assolutamente nuotare perché ci porterebbe in fondo ma non ci permetterà mai di prendere il volo. 

E' importante disfarcene il prima possibile. Come? Andando in fondo ad ogni questione senza restare in superficie. Se ad esempio pensi che il tuo capo potrebbe arrabbiarsi se prendi una decisione in maniera autonoma pensa se ciò è vero. Ci sono casi in cui chi ha preso decisioni in azienda non è stato redarguito, anzi incoraggiato? Pensi veramente che se hai preso la giusta decisione qualcuno possa arrabbiarsi con te?

A me è capitato, nessuno voleva prendersi la responsabilità, il capo non era raggiungibile telefonicamente ma noi dovevamo obbligatoriamente prendere una decisione. I miei superiori si tirarono indietro con qualche scusa e allora decisi di agire. L'ho fatto perché non avevo altre soluzioni, perché ho pensato che forse era la cosa migliore da fare, ho iniziato a pensare come l'avrebbe affrontato il problema il capo e così ho agito.
I miei superiori mi dissero che avevo commesso un grosso errore e che ne avrei pagato le conseguenze. Quando il capo rientrò in ufficio,subito corsero a riferirgli dell'accaduto. Era un capo autoritario e non lasciava molto spazio ai subalterni. Con grosso sconcerto da parte di tutti valutò la mia azione e disse che lui non avrebbe potuto fare di meglio, si congratulò con me e disse "Finalmente qualcuno che sa prendersi delle responsabilità in quest'azienda"

Ricorda: non dare per scontato cose che non conosci affatto


martedì 16 luglio 2013

7° passo per fare carriera: AFFINA LE TECNICHE DI SVILUPPO PROFESSIONALE.



Angelo Emidio Lupo
QUESTO E' L'ULTIMO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNO  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.
Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.


AFFINA LE TECNICHE DI SVILUPPO PROFESSIONALE

Per renderti meglio l’idea, io posso tracciare un sentiero, sei tu che dovrai arare il terreno e piantare il seme. Sei tu che dovrai anche raccogliere i frutti del tuo lavoro. A me resta la soddisfazione di averti aiutato e di essere stato utile al mio prossimo. Almeno è quello che spero.
Anche quando raccogli i frutti, dopo un duro lavoro, devi continuare a lavorare. Ti chiederai il perché, ma la risposta è semplice: le erbacce sono sempre in agguato e pronte a prevaricare sul terreno, e tu devi estirparle continuamente.

La nostra mente è come un giardino e le erbacce rappresentano le false credenze. Queste false credenze sono limitanti e portano al fallimento. Devi coltivare una mente aperta. Per farlo devi continuamente estirpare erbacce e piantare semi. Nei limiti del possibile cerca di prevedere ed eliminare le minacce prima che possano verificarsi e metterti in difficoltà. Dormire sugli allori è un errore che non puoi permetterti. 
Ogni giorno devi compiere determinate azioni, migliorare nel tuo campo, sviluppare programmi. Ogni giorno devi disciplinarti e compiere un miglioramento. Napoleon Hill, padre del pensiero positivo, diceva che ogni giorno devi «Percorrere un miglio in più», che significa dare di più di quanto richiesto.
Per avere di più, quindi, devi fare di più. Questo è un principio che devi seguire, se vuoi ottenere di più. Dare di più non significa soltanto lavorare più ore o studiare più ore, significa anche farlo meglio, cioè con maggiore efficacia.

Sei arrivato alla fine dell’articolo. Questo è già un buon inizio. Nel corso della mia esperienza ho avuto modo di maturare i concetti che hai letto. Alcuni fanno parte della letteratura odierna e passata, mentre molti sono frutto di esperienza diretta. Nell’ebook ci sono consigli pratici che non troverai nei corsi di management o di aggiornamento.
Comunque tra l’insegnamento e la realtà esistono dei gap. Questi gap sono dovuti a una realtà estremamente complessa e impossibile da prevedere con esattezza, perché le variabili sono troppe. Non pretendo che impari tutto, ma ti invito a rileggere l’articolo più volte e a riflettere sugli argomenti che reputi migliori.
I consigli che ti ho illustrato per me hanno funzionato, forse per te vanno leggermente riadattati, comunque ti consiglio di avere un approccio scientifico: prima sperimenta, poi giudica. Così facendo capirai meglio i concetti, li approfondirai e ci metterai del tuo.
Winston Churchill disse: «Nella vita di ogni uomo arriva un momento particolare in cui, in senso figurato, si sente bussare sulla spalla e gli viene offerta l’occasione di fare qualcosa di speciale, unico e adeguato al suo talento. Che tragedia se si facesse trovare impreparato o incapace di svolgere il lavoro in cui toccherebbe la sua punta massima».
Ora però devi prendere l’iniziativa e agire: senza azione non c’è promozione! Buon lavoro e buona promozione!


mercoledì 10 luglio 2013

Leader tra leaders, questa è la nuova sfida.

Come abbiamo avuto modo di vedere nel post "La forza dell'empowerment" le varie schematizzazioni tradizionali come stili gerarchici, democratici, ecc. stanno facendo posto ad un nuovo ordine: l'empowerment. 

Questo passaggio accade quando le persone si prendono la responsabilità di ciò che fanno e collaborano per il raggiungimento di uno scopo comune, così al potere si sostituisce l'empowerment.

Per far crescere questa cultura in azienda, in famiglia ed in qualsiasi gruppo di persone, occorre creare dei collaboratori autonomi. Cioè il leader deve allontanarsi dal paradigma del "controllo" e del "comando" ma allo stesso tempo anche il collaboratore deve iniziare a essere proattivo e intraprendere delle iniziative e non aspettare che qualcuno dall'alto gli dica cosa fare. 

Il rapporto tra leader e collaboratori diventa sempre più stretto e finalizzato, d'altra parte come potremmo avere un leader senza sostenitori o viceversa sostenitori senza leader? 

Secondo me il vero leader è colui che riesce a far progredire le persone che ha sotto il suo comando, riesce a prenderne il meglio di ognuno e a farli diventare a loro volta leader o comunque persone in grado di fare la differenza e responsabilizzarsi.

Per creare dei collaboratori responsabilizzati e autonomi occorre sviluppare in loro l'idea di auto formarsi. Ogni addetto aziendale deve avere ben chiaro in mente il suo grado di formazione e l'obiettivo a cui vuole ambire. Il collaboratore diventa realmente autonomo quando riesce a sviluppare conoscenza e competenze

Di seguito le tre competenza base che il collaboratore autonomo dovrebbe sviluppare:
  1. Rivalutare le credenze limitanti;
  2. capire le proprie forme di potere e valorizzarle;
  3. unire le forze e collaborare per il successo del gruppo.

Queste tre competenze le svilupperemo singolarmente nei prossimi post.

martedì 9 luglio 2013

6° passo per fare carriera: CREA LA TUA NUOVA IDENTITA'.


Angelo Emidio Lupo
QUESTO E' IL SESTO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNERO'  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.
Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.





CREA LA TUA NUOVA IDENTITA'

Il cammino verso la tua promozione ti porta inevitabilmente a toccare argomenti che hanno a che fare con il tuo essere profondo, cioè con la tua identità. Se pensi come un capo, agisci come un capo, ti comporti da capo, hai le capacità del capo: allora sei tu il capo. Anche se non sei il capo nominativo, lo sei sul campo effettivamente. Se ti piace il gioco del calcio avrai sicuramente sentito parlare di giocatori che sono allenatori in campo. Questi giocatori non hanno bisogno di prendersi il brevetto di allenatore: lo sono già. I loro compagni gli riconoscono capacità e leadership. Lo stesso vale per te. Sei già un capo ma devi rendertene conto. La nomina effettiva sarà soltanto questione di tempo e di denaro.
gatto leoneSe un collega chiede a te delle delucidazioni su come svolgere un lavoro e non al responsabile, non è questo un segno tangibile che il vero capo, quello in campo, sei tu? Se questo ti capita di sovente allora devi prendere consapevolezza e dire: «Il vero capo sono io».

L’identità è riferita a tutte quelle frasi in cui utilizzi il verbo “essere”. Ad esempio se dici: «Io sono un ottimo genitore» o «Io sono un discreto dipendente», stai affrontando la cosa a livello di identità. A questo livello l’impatto su te stesso è enorme! Può potenziarti, come distruggerti.

Tendenzialmente siamo portati a estremizzare, e se un giorno abbiamo avuto una performance negativa siamo pronti a buttarci la croce addosso. Lo stesso facciamo con i nostri figli, i nostri amici, i nostri collaboratori. Ad esempio, se un giorno ti sei comportato male, non puoi affermare che sei una persona malvagia. 
Devi analizzare bene il perché ti sei comportato così male, quante volte ti comporti male nell’arco di una giornata, con chi ti comporti male ecc. Probabilmente scoprirai che non sei affatto malvagio e che hai un problema non a livello di identità, bensì a livello di comportamento. Lo stesso vale se l’analisi anziché farla su te stesso la fai sugli altri.

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